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Anziani ed emarginazione: il ruolo del volontario

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Anziani ed emarginazione: il ruolo del volontario Anziani ed emarginazione: il ruolo del volontario

«Spesso un piccolo dono produce grandi effetti», scriveva Lucio Anneo Seneca nelle sue Lettere a Lucilio. Chissà se Lucilio aveva compreso veramente quelle parole così colme di significato. Credo che ogni volontario dovrebbe portarle con sé perché spesso ci si chiede il risultato di quel piccolo gesto e magari non se ne può apprezzare immediatamente il risultato ma come diceva il prete del mio quartiere: «fare volontariato per il risultato è il primo modo per non ottenerne». In qualche modo devi sapere che la cosa più importante non è ciò che verrà dal seme che stai piantando ma il fatto stesso di averlo piantato e di essertene preso cura.

Ecco perché, sebbene l'aiuto durante le feste di Pasqua e di Natale non deve mai mancare, l'impegno del volontario deve essere continuo e costante.

L'importanza che questo riveste non è da sottovalutare specie se correlato ad attività come la musicoterapia. Oggi, sempre più case di riposo operano la scelta di portare associazioni e volontari che praticano questa forma di sostegno psicologico.

La musica è infatti sia uno stimolo fisico, per aiutare il rilassamento e la distensione dei muscoli, ma può essere considerata anche come attività sociale che porta a legare con altre persone. Diversi studi hanno dimostrato come la musica sia anche liberatoria di tensioni ed emozioni negative. Ovviamente il lato più interessante è legato alla memoria visto che la musicoterapia è utile a ridurre i disturbi del comportamento nel malato di Alzheimer, ma anche nel paziente affetto da demenza senile. La musica infatti riesce a far rivivere tutti quei momenti felici del passato e aiuta a ristrutturare la nozione del tempo, grazie all’uso di canzoni e musiche riconosciute che stimolano i ricordi di infanzie dimenticate e di persone conosciute decenni prima. Questo permette anche un potente interscambio generazionale e apprendimento da parte dei più giovani delle canzoni e dei balli del secolo scorso e gli anziani hanno modo di conoscere e approcciarsi alle nuove tendenze.

Interessante è anche l'esperienza del bibliotecario Juan Sobrino che durante il lockdown ha letto al telefono racconti e poesie agli anziani per combattere la solitudine che li attanagliava. Questa tecnica si chiama biblioterapia che secondo uno studio dell'Università di Liverpool serve per aumentare la concentrazione, l'integrazione sociale e un forte aumento della curiosità. Come ha denotato la Dottoressa Marangoni «in un gruppo di lettura per anziani si legge ad alta voce e soprattutto senza microfono. Lo scopo di un laboratorio del genere è quello di avvicinarsi alle persone, di creare calore, sintonia, appartenenza. La cosa fondamentale è che la lettura sia chiara, le parole scandite bene, comprensibili, l’atteggiamento del lettore naturale e spontaneo». Questo porterà ad innumerevoli benefici che allontaneranno l'anziano dalla solitudine.

Più nota di quest'ultima è sicuramente l'arteterapia che negli anni è diventata sempre più presente nella vita dei volontari. C'è chi la pratica con gli anziani, chi con le donne che hanno subito violenza, chi con i bambini e chi nelle carceri. Difatti la nascita della suddetta è datata nel secondo dopoguerra in Gran Bretagna e negli Stati Uniti come modalità di cura per reduci di guerra traumatizzati, accolti in ospedali psichiatrici. Con soggetti anziani, questa riduce significativamente i sintomi legati a depressione e perdita della memoria, dimostrandosi efficace anche nel contrastare il processo di invecchiamento neuropsicologico e limitando le complicanze a livello funzionale. Il colore permette di recuperare sensazioni e ricordi di esperienze passate ma soprattutto stimola la fantasia e riesce a far parlare quel lato inconscio spesso seppellito in terza età. Il confronto nel gruppo aiuta per ciò che concerne l'aspetto di interazione sociale.

Nel 2022 uno degli aspetti cruciali con cui il volontario può essere funzionale all'anziano è il mondo del digitale. Insegnargli ad utilizzare uno smartphone non solo li rende indipendenti e con un forte aumento di autostima ma aiuta anche per compiti quotidiani come videochiamate con i parenti o ricerche su internet. Uno di questi progetti, "Nonni su Internet", in quindici edizioni ha fatto diplomare 37.000 internauti senior (circa il 65% sono donne), guidati da 21.800 studenti tutor e da 2.165 insegnanti coordinatori. Il modello di apprendimento ha coinvolto 20 regioni italiane e 11 paesi.

Come è evidenziato nell'articolo sono diverse le modalità con cui l'aspirante volontario può approcciarsi all'anziano e moltissime sono le associazioni che permettono al volontario di iscriversi e partecipare alle loro attività solidali. Spesso il risultato è difficile da intravedere ma con il tempo e con la cura si instaurano rapporti pieni di significato che rimarranno indissolubili nel tempo.

Venerdì, 04 Marzo 2022